Procedure diagnostiche

Un tumore del polmone può crescere per molti anni senza provocare alcun sintomo; questo significa che, nella stragrande maggioranza delle persone, la diagnosi viene posta non all’esordio della malattia.

L’istituzione di programmi di screening e di diagnosi precoce per questo tumore potrebbero anticiparne la diagnosi. Il tumore del polmone, in tal modo, sarebbe diagnosticato prima della comparsa dei sintomi, avendo a quel punto più possibilità terapeutiche.
Al momento non esistono ancora test di screening validati (sicuramente confermati) su larga scala (come invece sono già in atto per il tumore della mammella e dell’utero, per esempio). Diffidate pertanto di esami che vi vengano proposti in strutture private o che non rientrino in studi clinici approvati dal Ministero della Salute e che si svolgano in strutture appropriate e con personale qualificato.

In una persona che si presenti con sintomi, il medico, dopo l’anamnesi (la raccolta della storia clinica del paziente) e l’esame obiettivo (la visita del paziente), effettuerà esami radiologici, ematologici (del sangue) e anatomopatologici (questi ultimi analizzano materiale biologico prelevato e/o raccolto durante il percorso diagnostico).

- Radiografia del torace. La radiografia del torace è tuttora uno dei primi esami eseguiti per l’inquadramento della malattia. La sua esecuzione è molto semplice, breve e assolutamente indolore per il paziente. Non consente però di identificare un tumore piccolo o nascosto dietro una costa, le clavicole o lo sterno.

- Tomografia Computerizzata (TC) spirale. L’esame TC è caratterizzato da una maggior sensibilità e specificità rispetto alla radiografia del torace (ossia è più preciso) ed è inoltre superiore nel definire le dimensioni, la forma e l’esatta localizzazione di un tumore e i suoi rapporti con le altre strutture presenti nel torace. Solitamente viene effettuata con l’aggiunta di un mezzo di contrasto (che si può bere o iniettare in vena), che rende più facile e precisa la lettura dell’esame. Con le prime macchine TC l’esame durava circa 15-30 minuti; attualmente, con l’introduzione della TC spirale, è possibile realizzare uno studio radiologico dell’intero torace in 20-30 secondi, ossia un tempo in cui il paziente può trattenere il respiro, evitando così che le immagini risultino disturbate dai piccoli movimenti del corpo e riducendo anche l’esposizione a radiazioni.
Spesso lo studio TC non viene fatto solo a livello toracico, ma esteso anche all’encefalo e all’addome superiore, in modo da poter valutare gli organi in cui più frequentemente il tumore del polmone può dare metastasi (fegato, surreni, encefalo). L’esame TC non è peraltro in grado di fornire l’esatta natura del tumore, per la quale è indispensabile l’analisi dell’anatomopatologo, ossia la ricerca e la descrizione al microscopio di cellule tumorali su materiali quali l’espettorato oppure liquidi e frammenti di tessuto prelevati con tecniche diverse.

- Citologia dell’espettorato. Questa tecnica consiste nell’esaminare al microscopio un campione di espettorato, cioè il muco (il catarro) che viene espulso dai bronchi attraverso la tosse. In presenza di cellule tumorali nei bronchi è probabile che alcune di queste si distacchino e vengano trasportate all’esterno mediante l’espettorato. L’esame è semplice, assolutamente indolore e di rapida esecuzione. Il momento migliore per la raccolta dei campioni è il mattino, appena dopo il risveglio, quando le secrezioni si sono accumulate nell’albero bronchiale dopo la prolungata posizione supina notturna.

- Tomografia ad emissione di positroni (PET). La PET è una tecnica in cui le immagini vengono ottenute dopo la somministrazione endovenosa di una sostanza (per esempio un derivato di uno zucchero) marcata con un radioisotopo. Si differenzia dalla TC principalmente perché riesce a distinguere le cellule tumorali – caratterizzate da un elevato consumo di glucosio (zucchero), che favorisce la loro rapida crescita e moltiplicazione – da quelle normali. Le aree del corpo che contengono cellule tumorali appaiono più brillanti sull’immagine PET rispetto ai tessuti normali: in modo molto grossolano è come se delle piccole lampadine si accendessero nei punti del corpo colpiti dal tumore. È possibile che il medico di riferimento dia indicazione ad eseguire questo esame per valutare meglio l’estensione della malattia. L’esame non è doloroso, l’esecuzione richiede un tempo pari a circa 3 ore e nelle 24 ore successive va usata l’accortezza di non stare accanto a donne in gravidanza. In alcuni casi il medico può dare indicazione ad eseguire una scintigrafia ossea (esame simile alla PET, che valuta l’apparato scheletrico, ossia le ossa) o una risonanza magnetica (RM) cerebrale, che può essere necessaria in alcuni casi per una migliore valutazione del cranio. Tecnicamente la RM si svolge come una TC, ma all’interno di una struttura (grosso tubo) solitamente chiusa: se soffrite di claustrofobia esistono oggi macchinari aperti (chiedete al vostro medico in quale struttura potete trovare questa macchina).

- Diagnosi cito-istologica (tissutale) o anatomopatologica.
La fibrobroncoscopia è la più comune tecnica di biopsia (ossia di prelievo tissutale) nel caso di sospetto tumore del polmone. La broncoscopia permette di visionare direttamente l’albero bronchiale grazie all’uso di fibre ottiche. L’esame viene attuato tramite un broncoscopio, un tubicino flessibile dello spessore di pochi millimetri contenente appunto fibre ottiche. Passando attraverso le narici o la bocca, vengono raggiunti i bronchi, che sono così esaminati alla ricerca di eventuali anomalie. La fibrobroncoscopia viene eseguita ambulatorialmente dopo la somministrazione di una piccola dose di anestetico locale per calmare il riflesso della tosse. Vari strumenti microscopici possono essere introdotti attraverso il broncoscopio, tra cui una pinza (per prelevare un frustolo di tessuto) o uno spazzolino (per strofinarlo nella parete del bronco e far poi esaminare il materiale che vi resta attaccato) o un piccolo ago (sempre per prelevare piccole quantità di tessuto).

A volte può essere più adeguata un’altra metodica per ottenere una piccola quantità di tessuto: l’agobiopsia polmonare TC – guidata. Questa tecnica consiste nell’inserire un ago attraverso la parete toracica, per andare a raggiungere la massa tumorale. L’esame viene praticato in radiologia con l’utilizzo di un’anestesia locale e con la guida della TC, ossia il paziente si trova sul lettino della TC ed il radiologo vede dove deve indirizzare l’ago, guidato dall’immagine TC.

Nei casi in cui l’esame TC descriva la presenza di versamento pleurico (ossia un’aumentata produzione di liquido da parte del foglietto pleurico che riveste il polmone), la diagnosi può essere fatta esaminando proprio questo liquido. La manovra che consente al medico di ottenere il liquido si chiama toracentesi. Anche questo esame viene fatto ambulatorialmente, utilizzando un’anestesia locale nel punto in cui viene inserito l’ago attraverso la parete toracica per estrarre il liquido.

In pochi casi si deve ricorrere a manovre chirurgiche per ottenere un frammento di tessuto che consenta di giungere ad una diagnosi. In questi casi è necessario il ricovero (in media 3 giorni) e un’anestesia generale. 

[/EXPAND]

File correlati

Diagnostica in Oncologia
(Dr.ssa B.Crida)
per scaricare il file clicca sull’icona (pdf)

I commenti sono chiusi.